Ieri, in tutte le sale italiane, è uscito un bellissimo film. Sì, parlo proprio di "Nessuno mi può giudicare".
Eddai su, non fate quelle facce. Vi consiglio vivamente di andare a vederlo.
Davvero.
Anche tu, signor "Io mi occupo solo di film d'autore".
Anche tu, signor "Sono un fan scatenato dei fratelli Vanzina e nulla mi diverte quanto loro".
Dategli una possibilità.
Non vi fidate eh?
Ok, allora mettiamola così:
- il cast è ottimo. Moltissimi attori sono presi a prestito dalla televisione: Paola Cortellesi, Lucia Ocone, innumerevoli personaggi di Boris. E di questi tempi non è un male, visto che i nostri attori cinematografici sono in preda alla sindrome "scusate sono arrivato sul set correndo su per le scale e ora ho il fiato corto e rantolo".
- il film è scritto ottimamente. Massimiliano Bruno, sceneggiatore e regista, ha collaborato anche alla stesura di "Maschi contro femmine" e "Femmine contro maschi". Credo di aver capito chi ha scritto quelle poche battute di qualità presenti nei due film.
- i tempi comici sono perfetti. Mai una pausa di troppo, mai una risata mancata.
- i personaggi sono ben delineati, divertenti e ben assortiti.
- la Cortellesi è un mostro. E' dai tempi della fiction sulla Montessori che la seguo con passione. Ogni film rappresenta sia una sorpresa che una conferma della sua incredibile bravura. Riesce, non so come, a farmi entrare subito in empatia con i personaggi che interpreta. So che c'è chi ha intrapreso una crociata contro l'uso indiscriminato di questo termine, ma non lo sto usando a sproposito in questo caso. Come chiamare altrimenti quella sensazione indicibile che mi pervade quando la vedo sul grande schermo e quella forte apprensione che provo per le sorti dei suoi personaggi?
N. B. mi suggeriscono di specificare che la Cortellesi ha un passato da attrice teatrale, oltre che cinematografica e televisiva. Per brevità non ne avevo parlato, ma è giusto citarlo.
Unico trascurabile difetto? La trama non è quel che si suol dire imprevedibile e alcuni passaggi sono forse troppo banalotti o buonisti. Peccato.
Il mio giudizio però non cambia, e nemmeno la mia esortazione finale.
Andatelo a vedere, davvero, erano mesi che un film italiano non mi faceva ridere così di gusto.
Appena finito di leggere l'utlimo libro di Amélie Nothomb. Bellissimo. E so che le parole "bello" o "bellissimo" ai più possono sembrare banali, ma non lo sono affatto. Con questo libro, che è quasi un'autobiografia (sarebbe la quinta su 18 libri pubblicati, nel suo caso) Amélie ha fatto di noi lettori degli Harry Potter nascosti sotto il mantello dell'invisibilità. Ci ha mostrato il rito della corrispondenza epistolare, ci ha svelato il criterio con cui sceglie di rispondere alle oltre 2000 lettere che riceve. Peggio ancora, come se non sapesse di essere spiata ci ha lasciato vedere le smorfie, sentire i pensieri. Ci ha resi contemporaneamente ospiti e intrusi, mettendoci costantemente in uno stato di curiosità, onore e disagio. Ci ha fatti sentire indispensabili e indesiderati, vita e galera. Ci ha fatto sognare di essere e di non essere i protagonisti di questa storia. Ma soprattutto ci ha lasciato una voglia tremenda di scriverle e un'insicurezza più grande per farlo.
"A Chiara, amichevolmente, Amélie Nothomb"
Amélie @ laFeltrinelli di Milano (Piazza Piemonte)
Ebbene sì, anche noi siamo tra quelli che tutti i giorni controllano carichi di eccitazione la casella della posta... Il 22.02.2011 è stata la prima volta che abbiamo incontrato Amélie, un'emozione indescrivibile. Le abbiamo lasciato una lettera, risponderà?
Sono appena rientrato dal cinema, scrivo in pieno stato confusionale. "Beauty and darkness, perversion and purity, they are one" cantava L'Aura. Questa frase potrebbe essere un aforisma ideale per riassumere parte de "Il cigno nero". Natalie Portman, bella ma soprattutto impeccabile, fa da cavallo vincente per questo film decisamente duro. Forse sento il bisogno di scriverne proprio ora perché non voglio portarmi tutto il carico a letto, ha messo seriamente in difficoltà tanto il mio stomaco quanto la mia emotività. Accompagnato da un susseguirsi di suoni e musiche contrastanti e riuscitissime, trovo che questo film sia in grado di mantenere sempre alta l'attenzione, di confondere, di shockare, di lasciare col fiato sospeso, di sedurre, di stupire. Eppure, nonostante tutto questo, è uno di quei bellissimi film che appena finita la proiezione mi fanno pensare “Non lo rivedrò mai più”.
Ho studiato Filosofia Estetica recentemente. Era una materia che avevo amato in Statale e chi mi ha stimolata e appassionata come non mai in Bicocca. Ho letto, tra gli altri, lo splendido saggio di Debray "Vita e morte dell'immagine" e ho iniziato a riflettere. In particolare mi tormenta una domanda:
Cosa ne è dell’artista nell’epoca del visivo?
Anzitutto chiariamoci sui termini. Régis Debray ha ipotizzato che l’era dell’arte sia finita intorno al 1960, quando fu introdotta la tv a colori. E proprio la tv a colori ha avuto il potere di farci entrare in una nuova mediasfera, quella del visivo. Perché? Debray risponde che con l’introduzione della tv, l’immagine entra a casa di ognuno di noi e il colore la rende straordinariamente mimetica.
L’opera d’arte, già a partire dall’avvento della fotografia, nel lontano 1839, iniziò a sentirsi minacciata, accerchiata. Aveva perso la sua Aura, sosteneva Benjamin, e con questa il suo senso del sacro, il potere di generare il timore e il tremore.
A partire da questi due semplici esempi si possono fare due riflessioni.
L’arte è sempre data per morta. Debray stesso raccoglie nel suo “Vita e morte dell’immagine” numerose citazioni che annunciano, fin dalle epoche più remote, che l’arte è finita, che è già stato tutto fatto. Parlando solo degli ultimi due secoli, abbiamo almeno tre date fondamentali in cui vi è stato il funebre annuncio. Il 18 agosto 1839 si rende pubblica l’invenzione di un “nuovo strumento per lo studio della natura”, la fotografia. Delaroche, pittore di battaglie, esce dalla seduta esclamando “A partire da oggi la pittura è morta”. Nel 1935 Benjamin ipotizza la scomparsa dell’artista nel suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Debray non si limita ad ipotizzare ma traccia un confine: a partire dagli anni ’60 l’epoca, l’era, la mediasfera dell’arte è finita. Siamo nel tempo del visivo, ora. Ho trovato la lettura del saggio di Debray illuminante. Ma non si può negare che le cose siano nuovamente cambiate dopo la rivoluzione del web 2.0 datata autunno 2001.
La seconda riflessione nasce proprio da questo presupposto. Abbiamo già cambiato mediasfera? Secondo me siamo più che mai nell’epoca del visivo. Quello che la televisione aveva solo anticipato sta avvenendo ora, sotto i nostri occhi, grazie ai nostri computer. La tv permette a un volume d’immagini impensabile fino a pochi decenni fa di entrare in casa nostra. Ognuno, grazie alla tv, può avere il suo quarto d’ora di celebrità. Ma, c’è un gigantesco ma. La programmazione televisiva non la decidono gli utenti. Comprarsi uno spazio pubblicitario ha costi elevatissimi. Farsi invitare come ospite in una trasmissione, soprattutto se di buon livello culturale, non è affatto semplice.
Il computer in generale, e la rivoluzione 2.0 in particolare, ha invece rappresentato la democratizzazione assoluta del sapere e dell’immagine. La banda larga ha permesso di caricare e condividere ogni tipo di contenuti: filmini di cerimonie, foto delle vacanze, diari e racconti, musica. Ma, soprattutto disegni, quadri, fotografie, video. Come distinguere ciò che è artistico da ciò che non lo è più? Debray si chiede pensando all’orinatoio e al ready-made: “Cosa rimane dell’arte in un mondo in cui tutto è arte?”. Io mi faccio la stessa domanda aprendo facebook, myspace, flickr, youtube. Siamo tutti artisti. A partire dai quindici anni, un’intera generazione ha caricato su internet poesiole, fotografie, disegni ecc(vedi elenco precedente). Siamo davvero tutti artisti? La risposta ovviamente è no. L’era del visivo ha probabilmente acuito le nostre possibilità estetiche. Diventeremo quasi sicuramente ottimi fruitori, esigenti e informati.
Cosa ne rimane dunque dell’artista? È destinato a scomparire? Secondo me no. Parlando con chi lavora nel settore sono giunta a una conclusione diversa. L’artista, se vuole essere tale, deve professionalizzarsi. Non basta caricare le proprie opere su internet, questo lo fanno tutti. Non basta avere un giro di due o tre acquirenti, questo capita a molti. Non basta fare una mostra ogni tanto, se mal indirizzata e mal promossa può rappresentare una semplice perdita di denaro. L’artista ora come ora, per sopravvivere, deve aggiornarsi, essere in formazione permanente, conoscere il mercato dell’arte, entrare in contatto con chi ancora si occupa di promuovere l’arte sul campo. Non basta il web. È facile, veloce, gratuito, ma non basta. Ogni artista nutre la speranza di essere “scoperto”. Un tempo magari bastava fare una fiera, una mostra, frequentare atelier. Ma come si può essere scoperti adesso, quando ci sono migliaia e migliaia di nuovi contenuti caricati in rete ogni giorno?
La ricerca di un posto per dormire è sempre una questione delicata, si sa.
In questo caso però la nostra scelta è caduta subito su un sorridente ostello della gioventù: Gite d'Etape - Jacques Brel Youth Hostel. Perché? Facile: era carino, economico, ben posizionato, con la colazione inclusa e il bagno in camera. Ma soprattutto, era consigliato dalle (zinga)guide.
L’impressione iniziale? Ottima!
L’ostello è veramente vicino alla metro (Madou) e il personale è cordiale e sorridente.
Non si finisce mai di risparmiare! Siccome siamo under 26 ciascuno paga 18,50 a notte anziché 21.50. Tiè.
Saliamo e… incredibile! Forse per la prima volta la camera corrisponde perfettamente alle nostre richieste. Prenotazione: tripla con bagno. Camera: tripla con bagno. Ci auguriamo subito di rimanere lì per tutte e 4 le notti. Cosa intendiamo dire? Breve parentesi.
Parigi.
Prenotazione: matrimoniale con bagno.
Camera #1: doppia con bidet a vista (esattamente ai piedi del letto) e water in corridoio.
Camera #2: matrimoniale senza bagno né bidet.
Berlino.
Prenotazione: matrimoniale con bagno.
Camera #1: dormitorio con sei letti e bagno imperiale. D’accordo che è solo per noi, ma esattamente cosa ce ne facciamo di una camera con sei letti?! Sesso acrobatico?
Camera #2: (ottenuta dopo numerosi reclami) matrimoniale con bagno ;)
Peccato che, a Bruxelles, i nostri compagni di viaggio non siano stati altrettanto fortunati.
Prenotazione: matrimoniale con bagno.
Camera #1: doppia senza bagno con le lenzuola sporche e arrotolate – seguono reclami.
Camera #2: doppia con bagno (sporco) adornata da fazzoletti usati e mele smangiucchiate - seguono reclami.
Receptionist in preda al panico: “Non tornate prima delle 20, vero?”
Camera #2 si trasforma: doppia con bagno (quasi) pulito.
E la colazione, com’è? Buona, abbondante ed energetica!
Un episodio degno di nota? Come no! Avete presente i tempi della gita di classe, quelli in cui si sceglieva con cura la camera più lontana dai prof per far baldoria fino alle 3 del mattino tra fumo, musica e alcol? Bene, si dà il caso che dei simpatici giovincelli abbiano scelto proprio la camera adiacente alla nostra per il loro adorabile rave. Poveri piccoli, essendo ancora abbastanza vicini ai tempi delle superiori li capiamo eccome, ma le ore di sonno contate ci hanno costretti ad intervenire.
“Party is over. You have to move to another room. Now.”
Pattume e affini
Alzi la mano chi pensa che la Capitale Europea non sia linda e pinta. Nessuna mano alzata? Male! Anche noi ci avremmo scommesso una botte di Gueuze e, purtroppo per noi (vedi Bruxelles pt.1) l’avremmo persa.
Bruxelles è sporca. Sporchissima. Lercia.
Napoli in confronto è la patria di Mastro Lindo.
Non ci credete? Segue reportage fotografico. Non è esaustivo, ahinoi, ma è una valida introduzione.
Come abbiamo passato questo gelido ponte dell'immacolata?
Semplice, abbiam deciso di andare a svernare a... Bruxelles!
Temperature tra +3° e -3°.
Geniali no?
Solo per voi un resoconto di viaggio. Dato che scrivere "Il primo giorno siamo andati... abbiamo mangiato... poi ci siamo recati..." è più noioso che pagare le bollette, abbiamo deciso di procedere per punti. Così, se non v'interessa il capitolo Chiese&monumenti potrete passare direttamente a Quartieri.
Per iniziare questo primo post abbiamo optato per due grandi classici che non deludono mai: il Clima e le Specialità.
Clima
Qualche giorno prima della partenza consultiamo il meteo. Prevista nebbia il primo giorno e neve i restanti quattro giorni. Ottimo!
Ci attrezziamo quindi come se dovessimo scalare il Monte Bianco: moonboot, scaldamuscoli, cappelli siberiani, guantoni, giacche impermeabili.
4 dicembre: arriviamo all'aeroporto di Bruxelles. Nevica. Ma non doveva esserci della semplice nebbia oggi? Fidandoci ciecamente delle previsioni abbiamo pensato: “adesso smette” e, dopo aver posato la valigia, siamo usciti dall'albergo senza ombrello. Inutile dire che i tre fiocchi di neve che ci avevano accolti si sono trasformati in una bufera epocale.
Il giorno dopo ci siamo detti: “stavolta non ci facciamo fregare!”.
Abbiamo passato quattro giorni a trascinarci in giro con l'ombrello e i moonboot. Ovviamente, non è più caduto nemmeno un fiocco di neve.
Il freddo, invece, è rimasto intatto, tagliente, aggressivo. Abbiamo benedetto giacconi impermeabili e colbacchi e ci siamo imbottiti come Bic Mac deambulanti. A proposito, il McDonald a Bruxelles non esiste.
Specialità
Chi non ha mai sentito parlare dei celeberrimi cavolini di Bruxelles?
Ci si aspetta quasi che la città sia invasa dai cavolini, che siano in tutti i negozi, che siano usati come contorno di tutte le pietanze. Bene. Mai visto un cavolino in tutta la nostra permanenza. Ma nemmeno uno! La città è invece invasa da ben altri tipi di alimenti, molto più sfiziosi.
3. Al terzo posto ci sono le patatine fritte. Le frites a quanto pare sono state inventate proprio nella capitale belga e la ricetta originaria prevede che siano fritte due volte nello strutto. Oggigiorno sono rimasti solo due temerari ad aver conservato questo antico metodo di produzione: Maison Antoine e Frites Flagey. Il primo è un chiosco convenzionato con i bar circostanti. In pratica tu compri le patatine e vai a consumarle al calduccio, accompagnandole magari a una buona birra. Secondo molti, offre le patatine migliori di tutta Bruxelles. Secondo noi invece sono care e amare. Davvero nulla di speciale, abbiamo di gran lunga preferito quelle del concorrente Flagey. Questo è un più modesto furgoncino che forse non ha convenzioni con i bar e non è frequentato da celebrità, ma le patatine... beh, quelle sono da urlo!
(Io assaporo le Flagey mentre Andre è - giustamente - un po' perplesso dalla Maison Antoine)
2.Al secondo posto c'è la birra. Ebbene sì, a quanto pare Bruxelles è da annoverare come patria della birra al pari di Monaco, della Boemia o dell'Irlanda. Oltre a due musei appositi di cui parleremo a breve, in città ci sono tutta una serie di negozi che possono vantare oltre 300 marche di birra e personale dalla conoscenza enciclopedica.
Ma veniamo ai due musei: il primo è a quanto pare una banale raccolta di oggetti, cereali, macchine e barili. Abbiamo scelto di non visitarlo optando per la più interessante (ma anche più pericolosa) Brasserie Cantillon. Perché pericolosa? Perché si tratta di un birrificio in attività in cui si attenta alla vita del turista più volte:
- anzitutto non viene guidato all'interno dei locali ma gli viene consegnato un semplice foglio che dovrebbe aiutarlo ad orientarsi. Dico dovrebbe perché come niente c'è il rischio di perdersi tra i fumi dell'alcol.
- se lo sventurato riesce ad orientarsi, deve scongiurare poi un duplice attacco: da arma biologica (schiere di ragni pronti ad attaccarlo) e da arma chimica (barili a rischio esplosione – è verissimo, era scritto sul famoso foglietto!)
(Scoppia? No dai, forse no... aspetta, ho sentito un gorgoglio. Ora scoppia! No... Sì...)
- l'ultima terribile prova è costituita dall'assaggio della birra fatta&finita. Dovete sapere che la Gueuze non è una birra normale, di quelle artificiali, aromatizzate, zuccherine. Assolutamente no, la politica di questo birrificio è quella di far fermentare la birra naturalmente grazie all'azione di diversi microrganismi. Che bel concetto, così ecologico, così slow food! Certo, peccato che il sapore della birra in questione sia... insopportabile.
(La degustazione)
1. Al primo posto, ovviamente o forse no, c'è il cioccolato. A quanto pare è una specialità belga. Altro che Svizzera, solo a Bruxelles troverete chilometri e chilometri di strade occupate nient'altro che da botteghe, negozi e fabbriche di cioccolata. Anche in questo caso era doverosa la visita al Museo del Cacao.
Si tratta di un piccolo laboratorio artigianale in cui si possono ammirare sculture di cioccolata, oggetti per la lavorazione del cacao, mappe geografiche e spiegazioni didattiche sulle proprietà nutrizionali di questo alimento. Alla fine, abbiamo assistito a una piccola dimostrazione di un Maître chocolatier con degustazione inclusa. Inutile dire che in questo caso abbiamo apprezzato molto, molto, molto più della Gueuze!
E' estremamente difficile recensire una mostra se si tratta di Salvador Dalì.
Non era la prima volta che ammiravamo le sue opere, a dire la verità. Siamo stati alla meravigliosa casa-museo in quel di Figueres (da andarci almeno una volta nella vita!)
e à Paris.
Quest'uomo antipatico e presuntuoso si definiva Genio.
Aveva ragione.
Sarà per questo che è così difficile scriverne? Perché lui non è di quelli che lasciano indifferenti, non è di quelli banalmente impeccabili dalla tecnica ineccepibile e nemmeno di quelli cervellotici-intellettuali-ermetici-puzza sotto al naso. Lui è pop, emo, kitsch, classico, moderno, dark, essential, (anti) conformista, teatrale... Lui unisce e divide.
Insomma, in tutto questo bailamme, ecco tre cose degne di nota della mostra a Palazzo Reale:
1. La possibilità di interagire con un'opera d'arte a misura d'uomo!
2. La divisione in Stanze, ognuna con un suo tema e un suo colore.
- La stanza della Memoria. - La stanza del Male. - La stanza dell'Immaginario. - La stanza dei Desideri. - La stanza del Silenzio. - La stanza del Vuoto.
3. L'incredibile video "Destino" nato da una collaborazione tra Disney & Dalì, per chiudere in modo surreale un percorso forse non ricco ma davvero ben studiato.
Usciti da Palazzo Reale (stranamente soddisfatti, dato che di solito la dentro le mostre le organizzano col Censura) ci imbattiamo nel freschissimo Museo del '900, sempre in Piazza Duomo. “Ingresso gratuito fino a fine febbraio” così ne approfittiamo ed entriamo. Impatto promettente!
Struttura bella e moderna, illuminazione interessante, “Il quarto stato” che appare, immenso e inaspettato, lungo la salita verso le sale espositive. Nella prima sala Modigliani, Picasso, Matisse e Kandinskij! Poi? Un tripudio di Boccioni & seguaci che, a onor del vero, ci annoiano a morte. A parte qualche rarità (De Chirico, Fontana, Arturo Martini) consigliamo a tutti i non appassionati di Futurismo ed Astrattismo di approfittarne finché l'ingresso è gratuito; design, location e “Il quarto stato” valgono una scappatina!
Circa due anni fa ormai (il 28 gennaio 2009) eravamo alla Feltrinelli di piazza Piemonte a vedere uno showcase in occasione della presentazione del nuovo libro di Michele Monina. Cantano: L'Aura(non-ancora-Abela) e Malika. Malichè? E chi è?
Le due ci propongono "T'appartengo", "Vattene amore" e "Il bacio sulla bocca" in duetto, con le voci che si fondono amabilmente.
La a noi sconosciuta italo-marocchina in un primo momento ci lascia perplessi: ma questa ci è o ci fa? Man mano, però, le cose cambiano. Ci tocca, ci arriva, ci colpisce per la sua voce, il suo modo, i suoi gesti. Quel giorno succede una cosa più unica che rara: la ragazza dal nome difficile riesce a brillare quanto L'a collega. Dobbiamo conoscerla. Destino vuole che a fine showcase il pubblico si distribuisca tra Monina, L'Aura, il bar e gli scaffali della Feltrinelli mentre Malika è lì, con la sua bimba tra le braccia, sola. Ci avviciniamo timidamente e timidamente le diciamo "Bravissima, non ti conoscevamo prima di oggi, ma abbiamo sentito che andrai a Sanremo e allora faremo il tifo per te." La sua risposta "Grazie! Comunque sono quella che canta -ta ra ta ta ta ta, ta ra ta ta ta-"
Malika va a Sanremo 2009 con "Come foglie". Ci conquista.
E di certo non siamo i soli. Qualcuno si ricorda le proteste della giuria? (video sotto) Memorabile, così come sono memorabili i commenti della Gialappa's, che nel 2009 per la Ayane facevano un tifo spudorato (... per altro erano anche fans di L'Aura, indimenticabile il loro commento dopo il primo ascolto di “Irraggiungibile” a Sanremo 2006!).
Ma veniamo a oggi. Malika, questa sera, ha riempito con un SOLD OUT IRREVERSIBILE il prestigioso Teatro degli Arcimboldi di Milano. Tutto estremamente semplice, tutto estremanete efficace. Abiti, scenografia, luci, una band in formissima a sostenerla. Lei è un'Artista con un talento enorme, con una grande voce ed una forte personalità. Ha alle spalle una casa discografica, quale è la Sugar, che la valorizza e la promuove, perché sa di scommettere su un cavallo vincente. Caterina Caselli e Malika Ayane sembrano incarnare la versione al femminile del Mignolo col Prof, ed hanno sicuramente più chance di riuscire a conquistare il mondo! Malika nel giro di due anni è diventata una delle cantanti più note e più stimate d'Italia, e se lo merita proprio. Nonostante la passione per lei fosse consolidata ormai da tempo, conoscevamo pochissimi brani. Eppure il suo sobrio e potente concerto non è mai stato noioso, ma sempre caldo e coinvolgente. Il momento più bello? Sono due.
- Quando ha cantato “Ricomincio da qui”, che è senz'altro una delle canzoni più alte dell'ultimo decennio nel panorama musicale italiano (e non?). Live è stata mozzafiato. L'applauso finale è letteralmente scoppiato e ha rischiato l'evoluzione in un moto perpetuo. Lei, a centro palco, era emozionatissima.
- Quando il sipario si è riaperto e ci ha regalato, per salutarci, una versione acustica di "Hello!", brano dolcissimo ma dalla melodia particolare che fa parte dell'ultimo album del suo compagno Cesare Cremonini.
Brava Malika, tu rappresenti un po' la speranza della discografia. Finchè esisteranno talenti del tuo calibro la gente probabilmente avrà la spinta per comprare i cd. E le tue oltre 100.000 copie vendute, in un periodo grigio come questo, ne sono la testimonianza.
Siete mai stati a una fiera d'arte? Per noi ieri è stata la prima volta, siamo andati a visitare la Step 09 all'interno del museo della scienza e della tecnologia di Milano. Copio-incollo la presentazione dell'evento dal loro sito:
Step09 è un format interdisciplinare in cui arte contemporanea, live act, musica e cultura dividono lo stesso palco offrendo al pubblico un’esperienza unica nel panorama delle rassegne e delle fiere d’arte. Nato dall’esigenza di mettere a disposizione dei galleristi un contesto vivacemente anticonvenzionale per presentare le proprie opere tanto al pubblico dei collezionisti quanto a quello dei semplici curiosi, dopo il battesimo dello scorso anno Step09 si prepara a fare un ulteriore “passo” avanti in termini di qualità e ricchezza delle proposte, aprendo le porte anche a progetti internazionali e ritagliandosi così uno spazio sempre più autorevole nel calendario degli appuntamenti artistici da “non mancare”.
Bene. Format interdisciplinare. Esperienza unica. Contesto vivacemente anticonvenzionale. Qualità e ricchezza delle proposte. E' una presentazione decisamente altisonante! Sono stati all'altezza delle aspettative?
Ripeto: per noi era la prima fiera d'arte, quindi non possiamo fare paragoni. Due domande però ce le facciamo: il contesto era vivacemente anticonvenzionale? Non direi. Le proposte erano varie? Questo sì. Ricche? Non esageriamo, dai. Usare l'espressione "format interdisciplinare" mi sembra una forzatura, dato che c'erano 12mila quadri, 6mila fotografie, qualche scultura, poche installazioni e un paio di tizi che suonavano musica contemporanea. Ma la cosa che mi ha più scioccata e che ha umiliato la mia anima romantica, è stato vedere l'arte mercificata. Chiariamo, io sto collaborando con un'associazione che si occupa di arte contemporanea. Tutto fanno tranne che ammirare languidamente i quadri sospirando dolci frasi malinconiche. Sono in contatto con galleristi, collezionisti, broker d'arte. Però entri a una loro mostra e ammiri. Pensi e dici cose come: "Bello, brutto, ben fatto, mal fatto, disgustoso, divertente". Il prezzo dell'opera conta, ma lo si valuta solo in un secondo momento. In una fiera i prezzi sono tutt'altro che nascosti. Inizi a pensare cose come: quale artista soddisfa il miglior rapporto qualità-prezzo? Se aspetto un po' a comprare le quotazioni saliranno troppo? Se il coefficiente di questo pittore è 4,5 quanto varrà tra due anni? Io non avevo soldi da spendere. Ero lì per conoscere questo mondo nuovo, per conoscere qualche emergente ma, soprattutto, per ammirare delle opere d'arte. Non ci sono riuscita. Non mi sono goduta nulla, riuscivo solo a pensare "Questa foto vale 2200 euro? Questa? QUESTA?"
A cosa serve pubblicare ora un post sulla finalissima di X FACTOR, datata martedì 23 novembre? A nulla direi. I tempi corrono, le informazioni viaggiano, le notizie si consumano. Pubblicare un articolo tre giorni dopo il fatto significa parlare della PREISTORIA. Non gliene frega più niente a nessuno. No, nemmeno a Nathalie e a quanti hanno comprato il suo disco. Si parla già della nuova stagione televisiva e delle imminenti uscite discografiche. Avanti il prossimo.
Perchè quindi ne parliamo? Per noi, per il blog. Perchè, sventuratamente, tra qualche anno potremmo aver voglia di rileggere i nostri vecchi post, e ci dispiacerebbe non trovarne uno sulla finalissima. Insomma, per evitare scene del tipo "Ma come, e dov'è l'ultima puntata?! Chi è che aveva vinto? Quella specie di Paris Hilton analfabeta? Ah no, quella era la sesta edizione..." finendo col farci ricoverare per Alzheimer precoce.
Ci facciamo una promessa: stavolta il post non sarà troppo lungo.
Sarà che son passati due giorni, sarà che ormai ne hanno parlato tutti, sarà che i ricordi iniziano ad affievolirsi, sarà che ci ha già pensato Facchinetti a farci due palle così... sta di fatto che non abbiamo proprio voglia di dilungarci. Pensiamo rapidamente alle cose di cui vorremmo parlare e il realismo ci invade: impossibile mantenere la promessa, ma dai... è la finalissima!
La puntata inizia con il medley dedicato a Elvis. Bene, bravo, bis. Peccato esserci persi l'inizio perchè impegnati a guardare il più interessante monologo di Crozza sul 3.
Passiamo ai duetti. Qui purtroppo i talenti mostrano e dimostrano tutta la loro INSIPIENZA (come direbbe TuttoFaMedia.) Nevruz rovina una bella canzone dei Tiromancino, tanto che Zampaglione finisce la prova supplicando il vocal coach "possiamo cantare anche il secondo ritornello separatamente?!". Voto: 4.
Nathalie sprofonda davanti al suo idolo Skin. La sua voce non supera il confronto e risulta più stimbrata che mai. Peccato perchè questa esibizione poteva rappresentare uno dei momenti più alti di X Factor. Divertente e intenso però il loro guardarsi alla maniera dei Kymera. Voto: 8 alla canzone, 5 a Nathalie.
Davide è quello che se la cava meglio. Sarà perchè è bravo, sarà perchè "Angelo" è perfettamente nelle sue corde, sarà perchè Renga ha sì una bella voce ma non è poi 'sto mostro sacro. Voto: 7 e mezzo.
Prima eliminazione al cardiopalma:fuori Nevruz."Finalmente si tromba!" l'estatico commento del bandito.
Parentesi-ospiti: dato che la puntata era corta e snella si è pensato bene di allungare la brodazza ospitando sul palco:
- gli ormai invecchiati Aldo Giovanni e Giacomo, scontati e ripetitivi. Ormai non fanno più ridere nessuno.
- gli ancor più invecchiati (ma anche più fighi!) Take That. Talmente soporiferi che hanno entusiasmato solo qualche ex-sedicenne con l'ormone redivivo e impazzito e Facchinetti, che in questa sede ha fatto uno pseudo outing instillandoci dubbi sul suo orientamento sessuale.
- un Renga che ha fatto autogoal presentandosi nel momento in cui al pubblico importava solo il nome del vincitore e, ancora di più, che la tortura terminasse per andare finalmente a letto.
- una Elisa non in formissima che ha cantato il suo nuovo singolo e non ha finto nemmeno un po' di entusiasmo nel giudicare l'importantissima ultima manche."Vuoi essere il quinto giudice?" Se la domanda era retorica la risposta neanche un po'"No, ma devo (e se non lo faccio la Sugar dà in affidamento Emma Cecile e mette a dieta il bassista, non se ne parla)". Non sappiamo cosa si aspettassero esattamente i produttori da lei... Magari che indossasse un abito sexy con su stampato "Casale ci hai provato, ma la Caselli è quella che conta" o che scoprisse il seno materno facendoci desiderare di tornare lattanti o ancora che dibattesse diChicco&Pampers con la collega mAmma Tatangelo. Il fatto è che Elisa, cari operatori televisivi, è l'essere umano meno telegenico al mondo! Se su Rete4 ci fosse il caro-vecchio-buon Filipponi contemporaneamente all'untissima Toffoli sul 2, Emilio Fede avrebbe il privilegio di godere per la prima ed ultima volta di ascolti stellari!
- a questo punto facciamoci del male: Stefano Filipponi torna (ma dove vai, bellezza in bicicletta?) e ci punisce per averlo eliminato e quasi dimenticato obbligandoci ad ascoltare il suo inedito, che ovviamente suonava meglio quando era tale. Ragazzo, un consiglio: conquista Rete4 e impegnati anima e corpo affinchè abbia la sua rivalsa nei palinsesti televisivi, tanto finchè negli altri canali ci sono ospiti fiacchi hai anche qualche chance. Questa sarà la tua vittoria!
Ma veniamo alla Finalissima quindi tra Davide Mogavero e Nathalie Giannitrapani. - Medley dei grandi classici XFACTORIANI cantati dai due talenti... Prima lui, poi lei... (vi prego, diteci chi ha vinto...) - Imagine piano e voce con la preziosa collaborazione del maestro Pennino... (vi prego, adesso diteci chi ha vinto...)
- Ultima sfida con brano a cappella: "Così celeste" per Davide e "Mercedes Benz" per Nathalie... (dai, ora ci dicono chi ha vinto...)
E invece no! Scattata la mezzanotte Davide, manco fosse ad Hogwarts, si smaterializza. Ma come? Proprio ora che c'è la premiazione? E' la legge, o così o punizione dalla Umbridge: scrivere finchè il messaggio penetri "Il mio modello è Gigi D'Alessio".
Nel tentativo di far passare inosservata la sparizione del Prescelto la trasmissione si barcamena ancora per mezz'ora buona tra collegamenti improbabili col parentado dei cantanti in gara, con critici musicali e una moltitudine di DJ. I nostri corpi sono ormai in Stanby quando arriva l'immancabile lista infinita dei ringraziamenti, con le clip biografiche sul primo vagito dei giudici. Clip è stata un'entità in gara fin dalla prima puntata. Clip si è esibita prima di ogni cantante, dopo ogni cantante, tra uno spot e l'altro, tra un ospite e l'altro.Clip,giunti alla fine, ci ha sinceramente sfrangiato i coglioni. In tutto questo il pubblico è straziato, medita il suicidio o in alternativa l'omicidio di autori, produttori e, soprattutto, diFacchinetti.
Noi, ormai sospesi nel nostro limbo da un lustro, ci rabbuiamo cercando di trovare una ragione all'abbigliamento trash della Casale... pensando che sono riusciti a rovinare persino Davide, facendolo urlare e grattare a più non posso... Pensando a quanto sia stato paraculo Elio che, non appena si è reso conto che il popolo preferiva la Bella, ha abbandonato la sua campagna pubblicitaria a favore della Bestia... Pensando al perchè una montagna come Ruggeri si sia evidentemente trattenuta dal franare una caterva di insulti sull'orrendo inedito di Davide riservandogli un atteggiamento da parroco "Caro Davide, fuori di qui i discografici vorranno darti le caramelle, ma tu diffida e scegli solo quelle buone".
Quando ad un tratto ecco che, affianco a una Nathalie vestita d'incanto compare lui! Sì, sembra il padre di Davide, ma riconosciamo un incantesimo quando lo vediamo... Quella è pozione polisucco! E bravo Davide che si ribella al sistema e trova un escamotage per godersi appieno la gloria o la sconfitta, da vero eroe. Non se ne accorge nemmeno Nathalie, che mantiene le distanze di sicurezza dallo sconosciuto con cui inspiegabilmente è costretta a vivere uno dei momenti clou della sua vita. E' il momento: Facchinetti urla il nome della vincitrice! Noi da casa urliamo "Finalmente è finito!!". Da lontano arriva l'eco di Nevruz che ancora grida "Finalmente si tromba!". Piovono luci e coriandoli! Davide fa per saltare addosso all'avversaria ma vede il suo riflesso in una telecamera e si blocca! Tutti gli eliminati irrompono sul palco e accerchiano Nathalie, sembrano gli evasi da Azkaban tornati ad Hogwarts! Elio ha distrutto uno ad uno tutti i concorrenti come Horcrux e la Maionchi è definitivamente sconfitta! Insomma tutto è confuso, è rumoroso, è tardi...
Nathalie vince la quarta edizione di X Factor e nessuna emozione ci tocca. Forse perchè era prevedibile, forse perchè era la cosa giusta. Per lei ci auguriamo solo che si curi la voce e che non si faccia sottomettere dalla major, perchè ha delle buone carte da giocare... Ma cos'è questa voce? "Finalmente si tromba!!!" Ah, è solo Skin che festeggia con Nathalie..!