Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe

giovedì 29 settembre 2011

"L'Arte nei Tarocchi - I Tarocchi nell'Arte" - Eventi, Foto e Riflessioni

Venerdì scorso è iniziata la mostra collettiva "L'Arte nei Tarocchi - I Tarocchi nell'Arte". Al vernissage la gente era tanta, così come era tanta l'emozione di partecipare per la prima volta ad una collettiva importante. Non posso dare un parere oggettivo sulle opere, essendoci dentro, ma di pareri ne son volati eccome! Indimenticabili le facce da "non c'è storia, io so 'er mejo".



  

Entrando non ci si ritrova di fronte una serie di opere dallo stile omogeneo, tutt'altro. Difficile stabilire se questo sia un fattore positivo o meno, ha i suoi pro e i suoi contro, come tutte le cose. Se è vero che l'eterogeneità premia le differenze, parla linguaggi diversi riuscendo a comunicare con un ampio numero di persone, propone tante facce del panorama artistico contemporaneo e si risparmia una facciata fintamente elitaria, è anche vero che ostacola la possibilità di entrare in un mood specifico, di gustare un'atmosfera surrealista, piuttosto che astratta, piuttosto che. Ma soprattutto, trattandosi comunque di mercato, l'eterogeneità smorza il metro di paragone tra le opere svalutando qualunque criterio di valutazione.

 

  
  
Io stesso non so rispondermi... Probabilmente è nella natura della mostra collettiva proporre un minestrone di stili, ma questo aiuta o complica la vendita?
Che poi, in fondo non è tanto lo stile, non è tanto il merito... è la crisi, è l'Italia.



 

Ho visto più volte mostre collettive sconclusionate, una indimenticabile l'anno scorso alla Fabbrica Borroni di Bollate, si chiamava "Archiviarti". (Click per la recensione.) Si differenzia, invece, "L'Arte nei Tarocchi - I Tarocchi nell'Arte" perché un filo conduttore esiste, è il tema. Anche se gli stili son diversi, tutte le opere hanno un denominatore comune, fanno parte dello stesso universo: i Tarocchi. Anzi, forse in questo caso è addirittura più interessante così, perché emerge come ciascuno possa prediligere un tipo di raffigurazione piuttosto che un altro rispetto alla suggestione di partenza.

    
  



La mostra durerà ancora fino al 21 ottobre, potete andarci e farvi un'idea di persona. Intanto...

APPUNTAMENTI!

Mercoledì 5 ottobre ore 21:00.

Introduzione al programma "Tarocchi: Origine, Storia, Simbolismi e Arte"
Coca Frigerio: "Il sacro bosco di Bomarzo: i Tarocchi fra arte e gioco" con una breve dimostrazione di   una "piccola divinazione" che Coca Frigerio donerà a chi voglia partecipare.

Mercoledì 12 ottobre ore 21:00.

Manuela Pompas: "Tarocchi, una strada per la conoscenza del Sé"
Andrea Vitali: "I Tarocchi fra cristianesimo ed Ermetismo"

Mercoledì 19 ottobre ore 21:00.

Chameli Niang e Martina Naya Badiali: "Simpatia Universale" - "Lettura antropologica della divinazione come mezzo interagente per esorcizzare la paura e il timore del futuro".

  

  
Tutti gli appuntamenti sono sempre presso:

Exfabbricadellebambole, via Dionigi Bussola, 6 - 20143 Milano.   
In metro fermata Romolo M2 - linea verde, poi 10 minuti a piedi.
Ingresso libero, da lunedì a venerdì ore 15:00 / 19:00.
Sabato e domenica su prenotazione. Tel.  377.190.20760
 


   
(A)

martedì 27 settembre 2011

Recensione Super 8 - Super ato

Ieri sera cinema. Qualche esitazione sulla scelta del film...

"La pelle che abito"? 
     "Dai, è Almodovar! Però sembra pesante..."
"Carnage?"
     "Interessante, ma magari la prossima volta..."
"L'alba del pianeta delle scimmie!" 
     "Mmmm ma forse non è il nostro genere..!"
"Super 8?"
     "Super 8!"

Beh, difficile resistere a due nomi quali J.J. ABRAMS e STEVEN SPIELBERG!
Il film si preannuncia tosto, quindi. Bastano i primi 5 minuti per capire che i protagonisti sono dei ragazzini. Forse proprio per questo (o forse no) la storia procede in modo lineare, semplice, contrariamente alle premesse che ci facevano pensare ad una narrazione complicata e intrecciata in stile Nolan. Gli attori sono bravi, i ragazzini nei panni di Joe e Alice soprattutto! Complessivamente il film è interessante e curato, è coinvolgente, ma fino a un certo punto. C'è qualcosa che impedisce di entrarci del tutto, forse non regge il patto narrativo, qualcosa risulta poco credibile. O forse è quel vizietto di Abrams di lasciare irrisolte cose che andrebbero spiegate, che non hanno niente a che vedere con la "libera interpretazione" ma piuttosto lasciano pensare che nemmeno lo sceneggiatore abbia una giustificazione.
A proposito di Abrams, la sua mano è inconfondibile. Chiunque abbia visto LOST avrà certamente ritrovato non poche costanti, una fra tutte la sonorizzazione, in pieno stile Michael Giacchino! Poi gli incidenti, le esplosioni, l'elettromagnetismo, le sparizioni, il mostro... Uno dei personaggi principali che si chiama Jack,  (che caso) somiglia a Matthew Fox per fisionomia, per ruolo e soprattutto ha un insostituibile antagonista biondo e muscoloso!


(A sinistra Matthew Fox, il Jack di Lost. A destra Kyle Chandler, il Jack di Super 8). 


Per quanto il film sia ben scritto non c'è mai un guizzo o un colpo di scena. Il ritmo a tratti è lento, la regia è pulita e la fotografia purtroppo è poco interessante. Questo è la dimostrazione di quanto un prodotto davvero incredibile sia opera di un team, non solo di una mente, per quanto geniale. Abrams senza i Losties non vale altrettanto. A proposito di team, immagino che Spielberg non sia solo il produttore per questo film... Non lo conosco a fondo ma nello stile, in alcune riprese, in generale, si respira il suo nome.




Va fatta una considerazione su tutte. Film carino, ben costruito, funziona, ma grazie... è una grandissima furbata. Ricetta per un film di successo? Facile, metti in uno shaker una vecchia pellicola di E.T., il DVD di Harry Potter e la Camera dei Segreti e qualche episodio di Lost. Sbatti bene il tutto per un'ora e 53 minuti ed eccoti servito "Super 8".
Nessuno è scontento, ce n'è di buono per tutti: è il giusto mix tra pop, retrò, fantasy e mystery. Romantico per i sentimentali e d'azione per i duri, persino splatter per chi ama il trash! Alla fine è probabile che sia proprio questa costruzione ad hoc a creare un impedimento. E' risaputo che cercando di piacere a tutti si rischia poi di non piacere a nessuno. Non che questo film non piacerà a nessuno, anzi, ma certamente non verrà ricordato per qualcosa di nuovo o di particolare.

Giudizio finale: carino, andate pure a vederlo. Ma usciti dal cinema è già... superato.

(A)

giovedì 22 settembre 2011

Body Worlds - Gunther von Hagens

Se ne senti solamente parlare fai la faccia disgustata e pensi "Ma questo è pazzo".
Poi ti imbatti in un video e (forse) cambi idea.


Ieri sera ho visto per la prima volta il lavoro di Gunther von Hagens, "Body Worlds".
Una mostra temporanea lo ospita a Roma, devo solo trovare l'occasione per partire e andare a vedere di persona: corpi umani morti, aperti e modellati.
Solo un uomo con una grande testa poteva coniugare così ricerca scientifica e ricerca artistica.


Quanto è facile cadere in toni macabri, squallidi, trash, volgari, irrispettosi, banali e tragici quando si ha a che fare con la morte?
Io, guardando questo video, trovo il suo linguaggio poetico, ironico, interessante, romantico, profondo, giocoso, delicato... intenso.
Per sapere se mi sbaglio c'è solo una soluzione: partire!





(A)

mercoledì 21 settembre 2011

L'Arte nei Tarocchi - I Tarocchi nell'Arte

Mesi di silenzio.


Poi, all'improvviso, un evento: "L'Arte nei Tarocchi - I Tarocchi nell'Arte".
Questo il nome della mostra collettiva che inizierà presso Exfabbricadellebambole venerdì 23 settembre.
Exfabbricadellebambole è un'associazione culturale che promuove e diffonde arte contemporanea.
Dal 23 settembre al 21 ottobre 2011 esporrà ventidue opere di artisti differenti, ciascuna ispirata ad un Arcano Maggiore.

...E quindi? Qual è la particolarità?
Beh, verrà esposta una mia opera e quella di una mia grande amica, Alessandra Cirillo, una ragazza con un talento immenso e una genialità fuori dal comune.
Lei ha interpretato liberamente "Il Carro", io "La Forza".
Ecco a voi le due piccole anteprime: che ve ne pare?!


                           

Vernissage: venerdì 23 settembre ore 18:30, Exfabbricadellebambole, via Dionigi Bussola 6, Milano.

(A)

giovedì 17 marzo 2011

Nessuno mi può giudicare

Ieri, in tutte le sale italiane, è uscito un bellissimo film. Sì, parlo proprio di "Nessuno mi può giudicare".
Eddai su, non fate quelle facce. Vi consiglio vivamente di andare a vederlo.
Davvero.
Anche tu, signor "Io mi occupo solo di film d'autore".
Anche tu, signor "Sono un fan scatenato dei fratelli Vanzina e nulla mi diverte quanto loro".



Dategli una possibilità.
Non vi fidate eh?

Ok, allora mettiamola così:
- il cast è ottimo. Moltissimi attori sono presi a prestito dalla televisione: Paola Cortellesi, Lucia Ocone, innumerevoli personaggi di Boris. E di questi tempi non è un male, visto che i nostri attori cinematografici sono in preda alla sindrome "scusate sono arrivato sul set correndo su per le scale e ora ho il fiato corto e rantolo".
- il film è scritto ottimamente. Massimiliano Bruno, sceneggiatore e regista, ha collaborato anche alla stesura di "Maschi contro femmine" e "Femmine contro maschi". Credo di aver capito chi ha scritto quelle poche battute di qualità presenti nei due film.
- i tempi comici sono perfetti. Mai una pausa di troppo, mai una risata mancata.
- i personaggi sono ben delineati, divertenti e ben assortiti.
- la Cortellesi è un mostro. E' dai tempi della fiction sulla Montessori che la seguo con passione. Ogni film rappresenta sia una sorpresa che una conferma della sua incredibile bravura. Riesce, non so come, a farmi entrare subito in empatia con i personaggi che interpreta. So che c'è chi ha intrapreso una crociata contro l'uso indiscriminato di questo termine, ma non lo sto usando a sproposito in questo caso. Come chiamare altrimenti quella sensazione indicibile che mi pervade quando la vedo sul grande schermo e quella forte apprensione che provo per le sorti dei suoi personaggi?

N. B. mi suggeriscono di specificare che la Cortellesi ha un passato da attrice teatrale, oltre che cinematografica e televisiva. Per brevità non ne avevo parlato, ma è giusto citarlo.



Unico trascurabile difetto? La trama non è quel che si suol dire imprevedibile e alcuni passaggi sono forse troppo banalotti o buonisti. Peccato.
Il mio giudizio però non cambia, e nemmeno la mia esortazione finale.
Andatelo a vedere, davvero, erano mesi che un film italiano non mi faceva ridere così di gusto.

(C)

venerdì 4 marzo 2011

Une forme de vie (Una forma di vita) Amélie Nothomb

Appena finito di leggere l'utlimo libro di Amélie Nothomb. Bellissimo. E so che le parole "bello" o "bellissimo" ai più possono sembrare banali, ma non lo sono affatto. Con questo libro, che è quasi un'autobiografia (sarebbe la quinta su 18 libri pubblicati, nel suo caso) Amélie ha fatto di noi lettori degli Harry Potter nascosti sotto il mantello dell'invisibilità. Ci ha mostrato il rito della corrispondenza epistolare, ci ha svelato il criterio con cui sceglie di rispondere alle oltre 2000 lettere che riceve. Peggio ancora, come se non sapesse di essere spiata ci ha lasciato vedere le smorfie, sentire i pensieri. Ci ha resi contemporaneamente ospiti e intrusi, mettendoci costantemente in uno stato di curiosità, onore e disagio. Ci ha fatti sentire indispensabili e indesiderati, vita e galera. Ci ha fatto sognare di essere e di non essere i protagonisti di questa storia. Ma soprattutto ci ha lasciato una voglia tremenda di scriverle e un'insicurezza più grande per farlo.



"A Chiara, amichevolmente, Amélie Nothomb"

Amélie @ laFeltrinelli di Milano (Piazza Piemonte)


Ebbene sì, anche noi siamo tra quelli che tutti i giorni controllano carichi di eccitazione la casella della posta... Il 22.02.2011 è stata la prima volta che abbiamo incontrato Amélie, un'emozione indescrivibile. Le abbiamo lasciato una lettera, risponderà?

(A) 

giovedì 24 febbraio 2011

Black Swan - Il cigno nero

Sono appena rientrato dal cinema, scrivo in pieno stato confusionale. "Beauty and darkness, perversion and purity, they are one" cantava L'Aura. Questa frase potrebbe essere un aforisma ideale per riassumere parte de "Il cigno nero". Natalie Portman, bella ma soprattutto impeccabile, fa da cavallo vincente per questo film decisamente duro. Forse sento il bisogno di scriverne proprio ora perché non voglio portarmi tutto il carico a letto, ha messo seriamente in difficoltà tanto il mio stomaco quanto la mia emotività. Accompagnato da un susseguirsi di suoni e musiche contrastanti e riuscitissime, trovo che questo film sia in grado di mantenere sempre alta l'attenzione, di confondere, di shockare, di lasciare col fiato sospeso, di sedurre, di stupire. Eppure, nonostante tutto questo, è uno di quei bellissimi film che appena finita la proiezione mi fanno pensare “Non lo rivedrò mai più”.

Voto: 9




(A)

mercoledì 19 gennaio 2011

Cosa ne è dell’artista nell’epoca del visivo?

Ho studiato Filosofia Estetica recentemente. Era una materia che avevo amato in Statale e chi mi ha stimolata e appassionata come non mai in Bicocca. Ho letto, tra gli altri, lo splendido saggio di Debray "Vita e morte dell'immagine" e ho iniziato a riflettere. In particolare mi tormenta una domanda:

Cosa ne è dell’artista nell’epoca del visivo?

Anzitutto chiariamoci sui termini. Régis Debray ha ipotizzato che l’era dell’arte sia finita intorno al 1960, quando fu introdotta la tv a colori. E proprio la tv a colori ha avuto il potere di farci entrare in una nuova mediasfera, quella del visivo. Perché? Debray risponde che con l’introduzione della tv, l’immagine entra a casa di ognuno di noi e il colore la rende straordinariamente mimetica.

L’opera d’arte, già a partire dall’avvento della fotografia, nel lontano 1839, iniziò a sentirsi minacciata, accerchiata. Aveva perso la sua Aura, sosteneva Benjamin, e con questa il suo senso del sacro, il potere di generare il timore e il tremore.

A partire da questi due semplici esempi si possono fare due riflessioni.

L’arte è sempre data per morta. Debray stesso raccoglie nel suo “Vita e morte dell’immagine” numerose citazioni che annunciano, fin dalle epoche più remote, che l’arte è finita, che è già stato tutto fatto. Parlando solo degli ultimi due secoli, abbiamo almeno tre date fondamentali in cui vi è stato il funebre annuncio. Il 18 agosto 1839 si rende pubblica l’invenzione di un “nuovo strumento per lo studio della natura”, la fotografia. Delaroche, pittore di battaglie, esce dalla seduta esclamando “A partire da oggi la pittura è morta”. Nel 1935 Benjamin ipotizza la scomparsa dell’artista nel suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Debray non si limita ad ipotizzare ma traccia un confine: a partire dagli anni ’60 l’epoca, l’era, la mediasfera dell’arte è finita. Siamo nel tempo del visivo, ora. Ho trovato la lettura del saggio di Debray illuminante. Ma non si può negare che le cose siano nuovamente cambiate dopo la rivoluzione del web 2.0 datata autunno 2001.

La seconda riflessione nasce proprio da questo presupposto. Abbiamo già cambiato mediasfera? Secondo me siamo più che mai nell’epoca del visivo. Quello che la televisione aveva solo anticipato sta avvenendo ora, sotto i nostri occhi, grazie ai nostri computer. La tv permette a un volume d’immagini impensabile fino a pochi decenni fa di entrare in casa nostra. Ognuno, grazie alla tv, può avere il suo quarto d’ora di celebrità. Ma, c’è un gigantesco ma. La programmazione televisiva non la decidono gli utenti. Comprarsi uno spazio pubblicitario ha costi elevatissimi. Farsi invitare come ospite in una trasmissione, soprattutto se di buon livello culturale, non è affatto semplice.
Il computer in generale, e la rivoluzione 2.0 in particolare, ha invece rappresentato la democratizzazione assoluta del sapere e dell’immagine. La banda larga ha permesso di caricare e condividere ogni tipo di contenuti: filmini di cerimonie, foto delle vacanze, diari e racconti, musica. Ma, soprattutto disegni, quadri, fotografie, video. Come distinguere ciò che è artistico da ciò che non lo è più? Debray si chiede pensando all’orinatoio e al ready-made: “Cosa rimane dell’arte in un mondo in cui tutto è arte?”. Io mi faccio la stessa domanda aprendo facebook, myspace, flickr, youtube. Siamo tutti artisti. A partire dai quindici anni, un’intera generazione ha caricato su internet poesiole, fotografie, disegni ecc(vedi elenco precedente). Siamo davvero tutti artisti? La risposta ovviamente è no. L’era del visivo ha probabilmente acuito le nostre possibilità estetiche. Diventeremo quasi sicuramente ottimi fruitori, esigenti e informati.

Cosa ne rimane dunque dell’artista? È destinato a scomparire? Secondo me no. Parlando con chi lavora nel settore sono giunta a una conclusione diversa. L’artista, se vuole essere tale, deve professionalizzarsi. Non basta caricare le proprie opere su internet, questo lo fanno tutti. Non basta avere un giro di due o tre acquirenti, questo capita a molti. Non basta fare una mostra ogni tanto, se mal indirizzata e mal promossa può rappresentare una semplice perdita di denaro. L’artista ora come ora, per sopravvivere, deve aggiornarsi, essere in formazione permanente, conoscere il mercato dell’arte, entrare in contatto con chi ancora si occupa di promuovere l’arte sul campo. Non basta il web. È facile, veloce, gratuito, ma non basta. Ogni artista nutre la speranza di essere “scoperto”. Un tempo magari bastava fare una fiera, una mostra, frequentare atelier. Ma come si può essere scoperti adesso, quando ci sono migliaia e migliaia di nuovi contenuti caricati in rete ogni giorno?

(C)

giovedì 30 dicembre 2010

Viaggio a Bruxelles pt.2

Ostello

La ricerca di un posto per dormire è sempre una questione delicata, si sa.
In questo caso però la nostra scelta è caduta subito su un sorridente ostello della gioventù: Gite d'Etape - Jacques Brel Youth Hostel. Perché? Facile: era carino, economico, ben posizionato, con la colazione inclusa e il bagno in camera. Ma soprattutto, era consigliato dalle (zinga)guide.


   
L’impressione iniziale? Ottima!

  1. L’ostello è veramente vicino alla metro (Madou) e il personale è cordiale e sorridente.
  2. Non si finisce mai di risparmiare! Siccome siamo under 26 ciascuno paga 18,50 a notte anziché 21.50. Tiè.
  3. Saliamo e… incredibile! Forse per la prima volta la camera corrisponde perfettamente alle nostre richieste. Prenotazione: tripla con bagno. Camera: tripla con bagno. Ci auguriamo subito di rimanere lì per tutte e 4 le notti. Cosa intendiamo dire? Breve parentesi.

Parigi.
Prenotazione: matrimoniale con bagno.
Camera #1: doppia con bidet a vista (esattamente ai piedi del letto) e water in corridoio.
Camera #2: matrimoniale senza bagno né bidet.

Berlino.
Prenotazione: matrimoniale con bagno.
Camera #1: dormitorio con sei letti e bagno imperiale. D’accordo che è solo per noi, ma esattamente cosa ce ne facciamo di una camera con sei letti?! Sesso acrobatico?
Camera #2: (ottenuta dopo numerosi reclami) matrimoniale con bagno ;)

Peccato che, a Bruxelles, i nostri compagni di viaggio non siano stati altrettanto fortunati.
Prenotazione: matrimoniale con bagno.
Camera #1: doppia senza bagno con le lenzuola sporche e arrotolate – seguono reclami.
Camera #2: doppia con bagno (sporco) adornata da fazzoletti usati e mele smangiucchiate - seguono reclami.
Receptionist in preda al panico: “Non tornate prima delle 20, vero?”
Camera #2 si trasforma: doppia con bagno (quasi) pulito.

  
E la colazione, com’è? Buona, abbondante ed energetica!

Un episodio degno di nota? Come no! Avete presente i tempi della gita di classe, quelli in cui si sceglieva con cura la camera più lontana dai prof per far baldoria fino alle 3 del mattino tra fumo, musica e alcol? Bene, si dà il caso che dei simpatici giovincelli abbiano scelto proprio la camera adiacente alla nostra per il loro adorabile rave. Poveri piccoli, essendo ancora abbastanza vicini ai tempi delle superiori li capiamo eccome, ma le ore di sonno contate ci hanno costretti ad intervenire.
“Party is over. You have to move to another room. Now.”

Pattume e affini

Alzi la mano chi pensa che la Capitale Europea non sia linda e pinta. Nessuna mano alzata? Male! Anche noi ci avremmo scommesso una botte di Gueuze e, purtroppo per noi (vedi Bruxelles pt.1) l’avremmo persa.
Bruxelles è sporca. Sporchissima. Lercia.
Napoli in confronto è la patria di Mastro Lindo.
Non ci credete? Segue reportage fotografico. Non è esaustivo, ahinoi, ma è una valida introduzione.




(C, A)

mercoledì 15 dicembre 2010

Viaggio a Bruxelles pt.1

Come abbiamo passato questo gelido ponte dell'immacolata?
Semplice, abbiam deciso di andare a svernare a... Bruxelles!
Temperature tra +3° e -3°.
Geniali no?
Solo per voi un resoconto di viaggio. Dato che scrivere "Il primo giorno siamo andati... abbiamo mangiato... poi ci siamo recati..." è più noioso che pagare le bollette, abbiamo deciso di procedere per punti. Così, se non v'interessa il capitolo Chiese&monumenti potrete passare direttamente a Quartieri.
Per iniziare questo primo post abbiamo optato per due grandi classici che non deludono mai: il Clima e le Specialità.

Clima

Qualche giorno prima della partenza consultiamo il meteo. Prevista nebbia il primo giorno e neve i restanti quattro giorni. Ottimo!
Ci attrezziamo quindi come se dovessimo scalare il Monte Bianco: moonboot, scaldamuscoli, cappelli siberiani, guantoni, giacche impermeabili.


4 dicembre: arriviamo all'aeroporto di Bruxelles. Nevica. Ma non doveva esserci della semplice nebbia oggi? Fidandoci ciecamente delle previsioni abbiamo pensato: “adesso smette” e, dopo aver posato la valigia, siamo usciti dall'albergo senza ombrello. Inutile dire che i tre fiocchi di neve che ci avevano accolti si sono trasformati in una bufera epocale.
 
 
Il giorno dopo ci siamo detti: “stavolta non ci facciamo fregare!”.
Abbiamo passato quattro giorni a trascinarci in giro con l'ombrello e i moonboot. Ovviamente, non è più caduto nemmeno un fiocco di neve.
Il freddo, invece, è rimasto intatto, tagliente, aggressivo. Abbiamo benedetto giacconi impermeabili e colbacchi e ci siamo imbottiti come Bic Mac deambulanti. A proposito, il McDonald a Bruxelles non esiste.
      
  
Specialità

Chi non ha mai sentito parlare dei celeberrimi cavolini di Bruxelles?
Ci si aspetta quasi che la città sia invasa dai cavolini, che siano in tutti i negozi, che siano usati come contorno di tutte le pietanze. Bene. Mai visto un cavolino in tutta la nostra permanenza. Ma nemmeno uno! La città è invece invasa da ben altri tipi di alimenti, molto più sfiziosi.

3. Al terzo posto ci sono le patatine fritte. Le frites a quanto pare sono state inventate proprio nella capitale belga e la ricetta originaria prevede che siano fritte due volte nello strutto. Oggigiorno sono rimasti solo due temerari ad aver conservato questo antico metodo di produzione: Maison Antoine e Frites Flagey. Il primo è un chiosco convenzionato con i bar circostanti. In pratica tu compri le patatine e vai a consumarle al calduccio, accompagnandole magari a una buona birra. Secondo molti, offre le patatine migliori di tutta Bruxelles. Secondo noi invece sono care e amare. Davvero nulla di speciale, abbiamo di gran lunga preferito quelle del concorrente Flagey. Questo è un più modesto furgoncino che forse non ha convenzioni con i bar e non è frequentato da celebrità, ma le patatine... beh, quelle sono da urlo!
  

 (Io assaporo le Flagey mentre Andre è - giustamente - un po' perplesso dalla Maison Antoine)

2. Al secondo posto c'è la birra. Ebbene sì, a quanto pare Bruxelles è da annoverare come patria della birra al pari di Monaco, della Boemia o dell'Irlanda. Oltre a due musei appositi di cui parleremo a breve, in città ci sono tutta una serie di negozi che possono vantare oltre 300 marche di birra e personale dalla conoscenza enciclopedica.
  
  
Ma veniamo ai due musei: il primo è a quanto pare una banale raccolta di oggetti, cereali, macchine e barili. Abbiamo scelto di non visitarlo optando per la più interessante (ma anche più pericolosa) Brasserie Cantillon. Perché pericolosa? Perché si tratta di un birrificio in attività in cui si attenta alla vita del turista più volte: 
   - anzitutto non viene guidato all'interno dei locali ma gli viene consegnato un semplice foglio che dovrebbe aiutarlo ad orientarsi. Dico dovrebbe perché come niente c'è il rischio di perdersi tra i fumi dell'alcol. 
   - se lo sventurato riesce ad orientarsi, deve scongiurare poi un duplice attacco: da arma biologica (schiere di ragni pronti ad attaccarlo) e da arma chimica (barili a rischio esplosione – è verissimo, era scritto sul famoso foglietto!)


(Scoppia? No dai, forse no... aspetta, ho sentito un gorgoglio. Ora scoppia! No... Sì...)

- l'ultima terribile prova è costituita dall'assaggio della birra fatta&finita. Dovete sapere che la Gueuze non è una birra normale, di quelle artificiali, aromatizzate, zuccherine. Assolutamente no, la politica di questo birrificio è quella di far fermentare la birra naturalmente grazie all'azione di diversi microrganismi. Che bel concetto, così ecologico, così slow food! Certo, peccato che il sapore della birra in questione sia... insopportabile.
 
   
  
(La degustazione)

1. Al primo posto, ovviamente o forse no, c'è il cioccolato. A quanto pare è una specialità belga. Altro che Svizzera, solo a Bruxelles troverete chilometri e chilometri di strade occupate nient'altro che da botteghe, negozi e fabbriche di cioccolata. Anche in questo caso era doverosa la visita al Museo del Cacao.
  
  

Si tratta di un piccolo laboratorio artigianale in cui si possono ammirare sculture di cioccolata, oggetti per la lavorazione del cacao, mappe geografiche e spiegazioni didattiche sulle proprietà nutrizionali di questo alimento. Alla fine, abbiamo assistito a una piccola dimostrazione di un Maître chocolatier con degustazione inclusa. Inutile dire che in questo caso abbiamo apprezzato molto, molto, molto più della Gueuze! 


  (C)